Non saprei, se mi si domandasse cosa è la vita per me.
Potrei, forse, raccontare di quelle volte in cui mi è capitato di scorgerla tra le pieghe disordinate della mia mente.
Quella volta..
In cui la sentìì scivolare dal bordo dei miei occhi mentre sussurravo al mare, o quella in cui mi sorprese carponi a pregare nella terra e d’ improvviso si paleso’ in un’ abbondanza senza pari di forme e colori.
Quella volta..
In cui per la prima volta, la invitai a volteggiare insieme a me sulle note di cristallo del silenzio di una stanza piena di sole.
Mi afferrò per la mano un giorno..
Distrattamente, attraverso la ruvida superficie di una pelle invecchiata dal tempo e dal sole. Mi narro’ di volti, luoghi e tempi remoti, finché le parole si persero nell’ aria come un ricordo lontano e rimase solo il suono roco e sapiente della sua voce, ed io, ubriaca di bellezza mi sentii espandere in un’ unica parola: grazie.
Ci andai a sbattere una notte..
Durante una corsa verso il niente, inseguendo un vuoto desiderio. Fu la mia dura maestra.
Mi sussurrò meraviglie un’altra notte..
Attraverso lo strusciarsi di piante al vento e il miagolio insistente di un gatto sull’asfalto bagnato. Ripeté il messaggio più forte attraverso la pioggia, crederti di aver capito.
Mi sorrise nello specchio..
Mi bastava aprire gli occhi per incontrarla ancora.