Cecità, Josè Saramago

In un  tempo e un  luogo non precisati, all'improvviso l'intera popolazione diventa cieca per un'inspiegabile epidemia.  Chi  è  colpito da questo male si trova come avvolto in una nube lattiginosa e non ci vede più. Le reazioni psicologiche degli anonimi protagonisti sono devastanti, con un'esplosione di terrore e violenza, e gli effetti di questa misteriosa patologia sulla convivenza sociale risulteranno drammatici. I primi colpiti dal male  vengono  infatti rinchiusi in un ex manicomio per la paura del contagio e l'insensibilità altrui, e qui si manifesta tutto l'orrore di cui l'uomo sa essere capace. Nel  suo  racconto  fantastico, Saramago disegna la grande  metafora  di  un'umanità  bestiale  e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose su una base di razionalità, artefice di abbrutimento, violenza, degradazione. Ne  deriva  un  romanzo di valenza universale sull'indifferenza  e  l'egoismo,  sul  potere  e  la  sopraffazione, sulla  guerra  di  tutti  contro  tutti, una  dura denuncia del buio della ragione, con un catartico spiraglio di luce e salvezza.

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