Beata solitudine, Vittorino Andreoli

«Osservando  il  mondo, così  rumoroso,  inquieto,  e così folle, mi  viene  voglia di silenzio, e di guardare ai monaci,  che  sono  scappati  dal  mondo  per  capire  il  mondo»  (Vittorino Andreoli).  In  questa  riflessione affascinante  -  che  non  disdegna  di  soffermarsi  anche  sulle  scelte  radicali  del monachesimo in tutte le religioni - lo  psichiatra  Vittorino  Andreoli  ci avverte  che il silenzio è l'unica azione rivoluzionaria che può riportare  equilibrio  al  nostro  vivere.  L'uomo  è  l'unico  tra  i viventi ad avere la peculiarità di "guardarsi dentro". E  in  questa  sua  capacità di "introspezione" giunge alla consapevolezza di essere lo straordinario frammento di una gigantesca realtà che sconfina nell'infinito. Si rende conto non solo di essere fragile, ma di essere «un frammento di polvere fragile». In tempi di ipertrofia dell'informazione e di spreco delle parole, «il silenzio parla, proprio perché non dice, e se in esso non si conosce tutta la verità, tuttavia si giunge alla certezza che la verità esiste».

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